Investire nell’oro sembrava una delle migliori strategie per evitare di perdere i propri risparmi. Nei momenti di maggiori incertezze sociali, politiche ed economiche, l’oro ha svolto la parte del bene etereo che salva chi lo possiede, portandolo nell’Olimpo del benessere e della sicurezza economica. Infatti, la storia è piena di esempi di crac finanziari, stati costretti a dichiarare la banca rotta e deprezzamenti valutari. In ognuna di queste occasioni pare che gli investitori che possedevano l’oro siano stati perfettamente in grado di proteggere i loro beni.

Ecco, dunque, perché l’oro viene visto come un bene di rifugio utile per crearsi un bel riparo nei momenti di discesa dei mercati finanziari. Certo è che l’oro mantiene intatto il suo valore nel tempo, a differenza, per esempio, delle banconote che subiscono il fenomeno triste dell’inflazione. Puoi scoprire quanto vale un lingotto d’oro oggi. Ma, al giorno d’oggi, conviene davvero tornare ad investire nell’oro? Cerchiamo di trovare la risposta a questa domanda.

Investire in oro, oggi: conviene davvero?

Per rispondere a questo interessante quesito, occorre basarsi sui dati. Noi utilizzeremo gli indici forniti da 3 asset, quali:

  • L’indice azionario americano S&P 500 Total Return
  • I titoli di stato americani a breve scadenza, denominati con il termine bond “risk free”.
  • La quotazione di mercato dell’oro rispetto al dollaro.

Cosa possiamo comprendere dalla riesamina di questi numeri?

In primo luogo, è facile capire come la correlazione tra oro e azioni sia negativa. Infatti, essa ha un valore di -0,27. Ciò significa che quando sale il valore delle azioni, scende quello dell’oro e viceversa. Comunque, si tratta di un valore basso e debole, che all’interno del mondo probabilistico ha un’importanza quasi nulla. Si può dire lo stesso della correlazione esistente tra l’oro e i titoli risk free, che raggiunge il valore di -0,32.
Questa valutazione ben spiega come il tradizionale uso di investire in oro per diversificare, in realtà, non comporti benefici così grandi agli investitori.

Comunque, osservando gli indici degli asset già citati, impariamo anche un’altra cosa; ossia che l’oro permette dei guadagni, ma che questi guadagni sono limitati rispetto a quelli del mercato azionario. Nel periodo compreso tra il 1972 e il 2018, infatti, l’oro ha comportato un guadagno del 455% sull’investimento iniziale. Si tratta di un buon guadagno, ma che diventa misero se confrontato con quello del mercato azionario. Le azioni, infatti, nello stesso lasso temporale, hanno ottenuto un guadagno del 1782%.

Inoltre, come terza lezione, apprendiamo che investire in oro è stato più rischioso che investire in azioni. Infatti, le oscillazioni del prezzo dell’oro sono state più violente rispetto a quelle dei corsi azionari. La volatilità media annua dell’andamento dell’oro è pari al 27%, mentre quella delle azioni al 17,9%. Anche in termini di massima perdita annuale, l’oro ha subito perdite molto più ingenti di quelle azionarie. Le quotazioni dell’oro sono scese fino al 41,1%, mentre la massima perdita reale del mercato azionario è stata del 40,2%.

Il reale rapporto tra oro, crisi e azioni

Pare che investire in oro preserva dalla crisi. Questo perché durante una crisi o una bolla, come quella del 2009, l’oro genera ritorni positivi. Comunque, non bisogna sottovalutare un aspetto: anche le azioni, nel momento immediatamente successivo ad una crisi, generano salite rapide e redditizie. Purtroppo, non è possibile sapere quando esploderà la crisi, per iniziare ad investire in oro, né quando cesserà, per lanciarsi di nuovo nel mercato azionario.

Certo è che, restare nel mercato azionario, nel lungo termine, permette guadagni che non hanno nulla da spartire con i più minuti guadagni dell’oro. Dunque, anche nei momenti di crisi, quando sembra che l’oro luccichi un po’ di più, non è bene uscire dal mercato azionario: si rischia di perdere la possibilità di concludere enormi guadagni.